Came - Storia di un azienda Italiana presente già nel futuro

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«Per quanto tecnologicamente avanzata, ogni automazione deve avere una caratteristica fissa: essere pensata per le persone». Questo, nelle parole del presidente e fondatore Cav. Paolo Menuzzo, il principio ispiratore di CAME, multinazionale di Dosson di Casier nata nel 1972. Grazie all’intensa attività di ricerca e sviluppo, CAME si è espansa fino a raggiungere i 255 milioni di euro di fatturato nel 2016 e a dare lavoro a oltre 1400 persone. Un Gruppo riconosciuto come leader internazionale nel settore della Home&Building Automation, dell’urbanistica e dell’alta sicurezza, nel mondo residenziale, dell’architettura urbana e del controllo dei grandi spazi collettivi.

«CAME è nata da un’intuizione – racconta Menuzzo – quando, alla fine degli anni 60, ho coinvolto mio fratello per lavorare alle nostre idee per progettare prodotti elettromeccanici. All’inizio nessuno ci dava fiducia: eravamo dei pionieri». Negli anni 80 è stata potenziata la produzione con la creazione di un reparto di ricerca e sviluppo; e dopo una ristrutturazione della logistica in vista dell’internazionalizzazione, è iniziato l’insediamento di filiali commerciali e acquisizioni di aziende, sia in Italia che in altri Paesi. Oggi CAME conta 480 tra distributori e partner e 26 filiali in 118 Paesi, 6 stabilimenti produttivi in Italia, Francia, Spagna e Regno Unito (ciascuno specializzato in un particolare settore). Al centro rimane «l’innovazione che passa per la ricerca»: da anni CAME investe il 5% del proprio fatturato in ricerca e sviluppo avvalendosi di un team di oltre un centinaio di progettisti specializzati, con più 50 brevetti sviluppati ad oggi.

Dopo una tappa fondamentale come Expo Milano 2015, a cui l’azienda ha “messo la firma” con i tornelli di ingresso, il naturale passo successivo è l’Expo di Astana 2017: CAME ha infatti realizzato il sistema di parcheggi e di controllo accessi per gestire il passaggio dei 5 milioni di visitatori grazie al tornello a tripode XVia, automazione appositamente studiata per gestire la grande complessità di dati e di variabili connesse all’esposizione kazaka.

Oltre alla sede di Dosson di Casier, quest’anno per Open Factory aprirà le sue porte quella di Sesto al Reghena, dove viene prodotto il marchio CAME Bpt: un polo di sviluppo all’avanguardia a livello internazionale per quanto riguarda la videocitofonia e i dispositivi di termoregolazione e sicurezza. Nel 2011 CAME ha acquisito questa azienda storica, fondata nel 1953, di importanza strategica per il pordenonese. A titolo di esempio, basti dire che a CAME Bpt si devono due “invenzioni”, quali il campanello portanome retroilluminato nel 1953, una delle prime invenzioni del Gruppo, che getta le basi della moderna videocitofonia, e nel 1968 l’accendigas piezoelettrico Flint.

Da segnalare è poi il lancio, ad aprile 2017, del nuovo logo di CAME: descritto come «espressione di un posizionamento sul mercato mondiale che consolida il proprio modello di business e sintetizza una rinnovata identità di Gruppo. L’azienda si pone come una ‘global technology company’ in grado di parlare al mercato con un’unica voce che capitalizza il know-how e l’esperienza delle storiche realtà italiane e internazionali che la costituiscono. Realtà come CAME, Bpt, Urbaco, Parkare e Go – marchi noti grazie alle rispettive leadership riconosciute in tutto il mondo – oggi vengono raggruppate sotto un unico sistema di brand».

CAME vuole puntare sempre più su prodotti che concretizzino il concetto di “automazione su misura per l’uomo”: «Vorremmo che Open Factory fosse uno spazio in cui visitare il futuro dell’Internet delle Cose e della connettività – spiega Menuzzo – mostrando che la domotica è una tecnologia vicina alle persone, dal bambino all’anziano, e che può migliorare la qualità della vita di ciascuno di noi».

Un particolare ringraziamento va al signor Francesco Fiamengo, per il suo grande impegno nello sviluppo di questa azienda.